APPROFONDITETTO #1 – Spazio di analisi e condivisione curato dalle operatrici e dagli operatori dell’ARPJTETTO​

Reprimere e punire.
Perchè siamo contrari al decreto caivano.

 A cura di Marica Fantauzzi, Francesco Montalbano e Viviana Petrucci dell’equipe degli Scatenati

 
Da novembre il cosiddetto decreto Caivano è entrato ufficialmente nell’ordinamento italiano. Come è stato fatto notare da alcuni quotidiani, il nome è fuorviante, nel senso che il raggio d’azione della norma va ben al di là dei fatti di Caivano.

Cerchiamo di capire insieme di cosa si tratta:

  • Si prevedono fino a due anni di reclusione per i genitori ritenuti colpevoli di non aver mandato i propri figli a scuola;
  • Viene allargato l’utilizzo del Daspo per i minori che hanno compiuto 14 anni di età;
  • È previsto il divieto di utilizzo di cellulare e pc ai minori accusati di violenze;
  • Viene prevista la custodia cautelare in carcere per i minori accusati di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti e porto abusivo d’armi.

L’intero impianto è, in sostanza, retto da una concezione della pena puramente repressiva, che non tiene conto dell’età degli autori di reato né dei percorsi che in questi decenni sono stati intrapresi all’interno della giustizia minorile.

Inasprire le pene e aumentare il ricorso alla carcerazione preventiva non riduce il tasso di recidiva (ovvero il ritorno del minore nel circuito penale), piuttosto, come si è visto nel caso degli adulti, aumenta la probabilità che il minore commetta un nuovo reato.

L’ampliamento dell’azione punitiva delineato nel decreto Caivano, a discapito dell’approccio educativo verso i giovani, entra in conflitto con le radici culturali che hanno guidato un modello già comprovato: il processo penale minorile disciplinato dallo specifico codice di procedura penale del 1988 (D.P.R. 448/88). Questa risposta appare priva di logica: anziché consolidare con maggiore determinazione l’approccio positivo già sperimentato, si cambia direzione, promuovendo una rischiosa uniformità tra gli strumenti penali per i minori e quelli destinati agli adulti.

Crediamo, come Centro che da anni si occupa di seguire i percorsi penali di minori autori di reato, che ci sia bisogno di sanzioni alternative alla reclusione, che vadano verso la responsabilizzazione del minore e della comprensione del proprio atto, in sinergia con i servizi territoriali. Questo decreto, scritto in urgenza evidenzia una pratica controversa di intervenire normativamente in risposta a eventi drammatici, con l’illusione di affrontare emergenze specifiche attraverso il rafforzamento degli strumenti penali.

La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Art. 27 della Costituzione

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